Storia dell'Arma dei Carabinieri

I CARABINIERI che oggi vediamo sulle strade, nelle piazze, nell'inferno dell'IRAQ o che sfilano in parata nella 5° strada di New York, sono il risultato di 190 anni di guerre, di momenti eroici e bui, di anni di grande sviluppo e di grandi contrasti nella nostra amata ITALIA.

Dopo la destituzione di Napoleone Bonaparte dal trono imperiale di Francia, nel 1814 si avviò la "Restaurazione", consacrata poi con il congresso di Vienna del 1815, che riportò sui loro scranni le vecchie dinastie sbaragliate dall'occupazione francese. Anche la dinastia Sabauda con Vittorio Emanuele I riprese il suo posto ma, per consolidarlo e conservarlo, aveva la necessità di una istituzione particolarmente affidabile che gli assicurasse il controllo del territorio (come si direbbe oggi), contro le influenze interne (l'onda lunga della rivoluzione francese non era stata ancora smaltita e ci vollero decenni per assimilarne gli ideali di libertà) ed esterne (la potente Austria era un dirimpettaio influente e pericoloso). Si scelse di costituire un corpo militare scelto con compiti di polizia: il Corpo dei Carabinieri Reali. Era il 13 luglio 1814, quando vennero emanate le Regie Patenti, cioè il provvedimento legislativo con il quale si gettavano le basi della nuova istituzione.Basato sul modello della Gendarmeria Francese, il Corpo dei Carabinieri Reali traeva i suoi effettivi dall'Esercito Piemontese, scegliendo quelli che si distinguevano per "saviezza e buona condotta", inoltre dovevano saper leggere e scrivere (una vera elitè per quel tempo).

Le Regie Patenti del 1814.La doppia anima di soldato e poliziotto caratterizza ancora oggi il Carabiniere, conservandolo sempre vicino ai cittadini e fedele alle istituzioni. Da allora, la storia dei Carabinieri è stata quella dell'Italia costituenda e costituita. Già dal 1815, i Carabinieri Reali salirono alla ribalta nella carica di Grenoble (nell'ultima campagna militare contro Napoleone). Nel 1822, l'Arma aveva già un suo assetto territoriale ben definito e si dotò della prima edizione del Regolamento Generale; in esso, furono inserite tre caratteristiche che sono rimaste immutate fino ai nostri giorni: i carabinieri, tranne che per il servizio d'ordinanza (cioè trasmissione di dispacci urgenti), devono sempre essere almeno in due; devono considerarsi in servizio perpetuo in qualunque circostanza ed a qualunque ora; devono sempre avere un contegno distinto, urbano, fermo, dignitoso, calmo, ma anche imparziale ed umano.

Nel 1834 arriva la prima medaglia d'oro al valor militare, quella del carabiniere G.B. Scapaccino che viene ucciso da una colonna di repubblicani italiani a Les Escelles (Alta Savoia) perchè aveva voluto tenere fede al giuramento al suo Re. Poi, viene il 1848. I Carabinieri combatterono nella I guerra d'Indipendenza e salvarono la vita al Re con un carica a Pastrengo, dove i nostri reparti a cavallo misero in fuga gli Austriaci che stavano avanzando su un lato scoperto dello schieramento piemontese e stavano minacciosamente avvicinandosi al settore dove si trovava Carlo Alberto di Savoia. La guerra si concluse con una sconfitta ma l'accorto Camillo Benso conte di Cavour, capo del governo del dopoguerra, con la partecipazione alla guerra di Crimea riuscì a dare un peso "europeo" al piccolo Regno di Sardegna. Fino alla II guerra d'Indipendenza nel 1859, che aprì i tre anni i cui l'Italia diventò uno stato unitario, i Carabinieri partecipano a tutte le guerre con compiti di scorta, di polizia militare, di intelligence, di prima linea. Contemporaneamente, si occuparono dell'ordine interno del Regno, combatterono contro il banditismo sardo e, quando occorse, arrestarono Garibaldi.

L'omicidio del carabiniere Giovambattista Scapaccino. Quadro di Francesco Gonin.Dal 1859 al 1861 (attraverso la II guerra d'Indipendenza, le annessioni dei piccoli ducati dell'Italia centro settentrionali, la spedizione dei Mille e la campagna piemontese di occupazione dell'Italia centrale per sbarrare la strada a Garibaldi in cui la battaglia di Castelfidardo fu l'episodio centrale) avvenne l'unificazione fisica dell'Italia (mancavano solo il Veneto ed il Lazio). I Carabinieri con una accorta politica di presa di "posizione sul territorio" inglobarono parte delle esistenti gendarmerie e costituirono una struttura territoriale simile a quella piemontese senza, però, assumere dall'inizio la denominazione di Carabinieri Reali nei nuovi territori. Per evitare l'impressione dell'occupazione straniera coattiva, si costituirono vari corpi di Carabinieri per la Toscana, per la Sicilia ecc, che vennero riunificati solo il 4 maggio 1861, quando l'Armata Sarda divenne Regio Esercito ed il Corpo dei Carabinieri divenne l'Arma dei Carabinieri Reali, la prima Arma dell'Esercito.

La carica dei Carabinieri a cavallo a Pastrengo. Olio di Giorgio Olivetti.Il periodo successivo all'unità d'Italia fu tutt'altro che sereno. I Carabinieri furono impegnati duramente alla lotta al banditismo, un fenomento di protesta e rigetto all'unificazione diffuso dalla Toscana alla Sicilia alla Sardegna, passando per tutta la penisola. Se verso la fine del secolo l'emergenza di ordine pubblico poté considerarsi sostanzialmente rientrata, a causa della miopia dei governi liberali rigorosamente "piemontesi", non poté realizzarsi la stessa cosa per la situazione economica e sociale. Il Sud d'Italia accumulò un ritardo e delle difficoltà tali (la cosiddetta Questione Meridionale) da non riuscire ancora oggi a colmarli. Intanto, approfittando di situazioni internazionali favorevoli, l'Italia annesse il Veneto (1866) e Roma con il Lazio (1870), dopo aver ricevuto un umiliante scacco dall'Austria, nella III guerra d'Indipendenza, ed una fin troppo comoda campagna per la conquista della storica capitale (l'esercito francese che aveva protetto fin allora lo Stato Pontificio era alle prese con l'avanzata dei Prussiani).

Nel 1862 nacque la Banda dell'Arma dei Carabinieri Reali. Dal 1870 venne istituito il reparto dei Carabinieri Guardie del Re (poi, nel 1946, diventati Carabinieri Guardie del Presidente della Repubblica) che ebbero l'esclusivo compito di proteggere la persona del Re. Nacquero i primi giornali che avevano come tema centrale la vita del Carabiniere (1872, "il Carabiniere", 1873, "Il Monitore dei Carabinieri Reali", 1887, "L'Album del Carabiniere Reale"). I Carabinieri in congedo fondarono, il 1° marzo 1886, l'Associazione di Mutuo Soccorso tra i congedati e pensionati dei Carabinieri Reali: l'antenata dell'attuale Associazione Nazionale Carabinieri. Furono anni difficili. L'integrazione italiana fu complessa ed anche all'estero le cose andarono male; vedi le sconfitte militari in Etiopia, a Dogali, nel 1887, e ad Adua, nel 1896. A proposito, fu di questo periodo, del 1872, la prima missione dei Carabinieri all'estero, in Eritrea. A questa, seguirono altre missioni importanti di pace-keeping, come quella di Creta del 1897. La tensione interna nel Paese salì e culminò con l'omicidio del re Umberto I, a Monza, il 29 luglio 1900. Finalmente, il lungo periodo di governo di G. Giolitti riportò serenità e stabilità, oltre che crescita economica, incrinate dalla sciagura del terremoto dello Stretto, nel 1908, quando, per la sua opera di soccorso, l'Arma fu definitivamente appellata "Benemerita", come già aveva fatto l'on. Soldi nel 1864.